Tano

VENTINOVESIMA BIS

EL TANO, GRANDE PESCATORE DI LODI

Altro personaggio che Berto ha conosciuto a Lodi, al quale dovrebbero fare un monumento o un libro alla memoria per la vita che ha condotto, fu “El Tano”, come veniva chiamato da tutti, o anche “Il Balcun di Lodi”.

Varie volte lo portarono a pescare sull’Adda, a circa 15 km da Lodi; lasciavano la Giardinetta di legno del Fausto in una cascina e si avviavano a piedi dentro una riserva di caccia e poi, finalmente, raggiungevano il fiume.

Dovevate vedere la canna fissa del Tano: pesava almeno 10 kg ed era lunga, se i ricordi di Berto sono esatti, 14 o 16 metri! Lì si pescavano i cavedani, con il pane o le budella di gallina.

La cosa più divertente era osservare il Tano che, mentre pescava, digrignava sempre i denti, tanto che, a furia di sfregarli, li aveva ridotti almeno della metà.; lanciava la lenza con un piccolo movimento della canna, il filo andava in avanti, tornava, poi andava di nuovo avanti, stendendosi in tutta la sua lunghezza, verso la sponda opposta del fiume.

Calcolando i 16 metri della canna più i 17 metri della canna, potete immaginare la distanza che riusciva a raggiungere.

Lui prendeva solo pesci molto grossi perché dovete sapere che il Tano, di mestiere, faceva proprio il pescatore ed è così che manteneva, alla meglio, la famiglia.

Una volta, il Tano, vide una gallina morta che scendeva il fiume, la tirò a riva con la canna, si mise subito a spiumarla e alla fine, rimirandola, disse: “Bianca, Bianchetta” e la mise nel suo tascapane.

Un detto che ripeteva spesso era: “Pan e pagn in bun compagn”, perché giustamente diceva che se hai qualcosa da mangiare ti sfami e se indossi qualche indumento in più e hai caldo, te lo puoi togliere, ma se non ne hai e fa freddo: sei fregato!

Il Tano è morto purtroppo da diversi anni ormai, ma mi piacerebbe sapere che fine ha fatto la sua canna, penso che esiste ancora dovrebbe essere esposta in un museo di pesca sul fiume.