Scultore

SETTIMA

BERTO SCULTORE

Berto non volle di proposito usare le mani in quell’occasione, poiché aveva intenzione di stabilire un record mai tentato.

Per circa un anno plasmò, con una tecnica tutta sua, il monte di merda più alto che ci fosse, che alla fine risultò essere alto 1 metro e 30 cm e lo intitolò “Qui cicago’ “.

Per fortuna, iniziò l’opera sotto una finestra, visto che dopo qualche tempo cominciò a trovarsi in difficoltà a causa dell’altezza che la scultura aveva raggiunto man mano, ma il nostro Berto non si perse d’animo e, salito sul davanzale, completò l’opera da lì; aveva anche pensato di continuare con una scala, ma aveva paura di cadere dalla parte sbagliata e rovinare, così, la sua creatura.

Toccò ad una partigiana, l’ingrato compito di demolire la scultura, poiché voleva impossessarsi di quei locali diroccati di Via Durini.

Disse proprio alla madre di Berto, mentre egli era presente: “Signora Luigia, venga a vedere cosa hanno fatto i muratori!” e assieme si complimentarono per la plasticità dell’opera!.

Sappiate che, per dare più consistenza al materiale che usava, il nostro amico mangiava le spagnolette con tutto il guscio.

A qualcuno quest’opera potrà sembrare una cosa facile ma, pensateci bene: prima di tutto bisogna avere a disposizione un luogo appartato; secondo, bisogna avere l’ispirazione; terzo, per poter modellare quello che la natura ci fornisce, bisogna tenere conto della stabilità del manufatto e perciò calcolarne la giusta consistenza per potere innalzare la scultura; quarto, a tutti gli artisti, al termine della propria opera, viene voglia di abbracciare ciò che hanno creato, mentre a Berto questa soddisfazione è stata negata (non che ci tenesse molto, a dire il vero); quinto, non ha potuto rivelare al mondo intero quello che aveva creato e così non è potuto entrare a far parte del Guinnes dei Primati.