Pescatore

VENTOTTESIMA

BERTO PESCATORE

Mi trovavo sul lago di Possiano, dove ero ospite del mio amico Fausto Morsia, il quale aveva una quota per la pesca in barca; parlo di diversi anni fa, quando il lago era un paradiso, non come ora che l’hanno ridotto una fogna.

Eravamo ancorati nei pressi di una legnaia affondata, come tante altre, nel lago, tra le quali i pesci potevano fare le uova e rifugiarsi.

Avevamo già preso diversi pesci persici, quando dissi: “Fausto, mi sono impigliato con l’amo nella legnaia e non riesco a sganciarmi”, lui mi rispose: “Tira, vedrai che verrà su qualche ramo” e così feci.

Ma all’improvviso sentii che c’era attaccato qualcosa di molto grosso, però, avendo il filo del 30, mi sentivo abbastanza tranquillo; ad un cero punto, ci accorgemmo che la barca addirittura si stava spostando, trainata dal pesce, allorché Fausto tirò su prontamente l’ancora, così fummo trascinati dal pesce!

A quel punto, diedi la canna a Fausto, più esperto di me, il quale mi disse: “Te g’he tacà un om” (= c’è attaccato un uomo).

Di lì a poco, la barca si diresse verso dei canneti, dove il grosso pesce s’infilò, vedemmo le canne aprirsi e poi si ruppe il filo, senza poter sapere di che pesce si trattasse (probabilmente era un grosso luccio che aveva ingoiato un pesce persico).

Nel trambusto, non ci accorgemmo che il cestino pieno di pesci era caduto in acqua e Fausto, sconsolato, disse: “Se non lo recuperiamo subito, torniamo a casa, perché è una giornata sfortunata”.

Tornammo alla legnaia e, con un ancoretta, Fausto cominciò a sondare il fondale per vedere di recuperare il cestino, mentre io, incredulo e sconsolato, scuotevo la testa, ma Fausto continuò imperterrito.

L’acqua, in quel punto, era alta circa 25 metri e, dopo vari rami, agganciò il cestino e proprio per il manico, incredibile, ma vero!