Lottatore per Forza

TRENTANOVESIMA

BERTO LOTTATORE PER FORZA

Come ho già altrove, sembrava che me andassi a cercare, ma non era così.

C’era un bersagliere di Brescia, simpatico ma un po’ incosciente, che probabilmente era venuto a sapere che avevo fatto palestra e pugilato, perciò ogni volta che mi incontrava, voleva misurarsi con me nella lotta e, puntualmente, lo scaraventavo per terra, anche se pesava almeno 20 chili più di me.

Il guaio era che purtroppo lui non badava a dove ci trovassimo o come fossimo vestiti, ma in qualsiasi posto mi trovava, mi saltava addosso per una rivincita, per questo durante la libera uscita lo evitavo.

Una volta mi trovò in mensa e, con in bocca un grosso toscano, mi assalì alle spalle davanti a tutti, al che io reagii scaraventandolo per terra e schiacciandogli il sigaro in bocca.

Poco dopo, a tavola, mi tirò un pezzo di pane e io gli tirai mezza pagnotta in testa.

La scena fu vista dall’ufficiale di picchetto, che mi disse: “Presentati da me, dopo, senza lacci e cravatta”, voleva mettermi i n prigione, ma io non mi consegnai; me la cavai poiché non era della mia Arma e non mi conosceva, mi cercò per una settimana ma, visto che ci si assomigliava un po’ tutti, non mi trovò.

ALTRO EPISODIO

Due militari che provenivano dallo stesso paese, stavano per venire alle mani per dei loro motivi familiari.

Visto che uno sembrava un toro infuriato e l’altro un pacioccone ed era, anche, il figlio del padrone del posto dove lavorava il toro, mi intromisi perché lo avrebbe massacrato.

Balzai alle spalle del toro, con una mossa di lotta libera, la doppia “Elsen”, lo immobilizzai e dovetti tenerlo con la testa schiacciata in avanti per almeno un quarto d’ora, finché i bollenti spiriti non furono passati.