Lancia Cachi

 

DODICESIMA

BERTO LANCIATORE DI CACHI

Mi trovavo in via Passerella con degli amici, quando vidi che stava transitando un ragazzo che conoscevo, il quale aveva un sacchetto di cachi in mano; ispirato dal solito spiritello megalomane, gli dissi che sarei stato capace di centrarlo in faccia dalla distanza di 15 metri.

L’ingenuo ragazzo, un po’ masochista, ci pensò un po’ e poi rispose: “ Però, se mi manchi, mi paghi il caco” e, per precauzione, si appostò alla distanza pattuita voltandomi le spalle, pensando sicuramente di essere molto furbo.

Presi la mira e centrai in pieno la nuca del poveretto, il quale rimase come intontito, a gambe aperte, con il caco che gli colava nella camicia; risvegliato dalle risa dei ragazzi presenti, disse: “Adesso lo dico a mia madre!” e si allontanò piangendo.

La via Passerella era, per noi ragazzi, un luogo di ritrovo perché vi era un grande cortile chiamato “Arena”, nel quale si poteva giocare a pallone e in più, ogni tanto vi proiettavano dei film all’aperto e degli incontri di lotta libera, a pagamento, che invece noi vedevamo a sbafo, appollaiati nelle case bombardate di via Durini che si affacciavano nel suddetto cortile.

Sempre in via Passerella , abitava la famiglia Pistilli, fra i cui componenti il figlio maggiore divenne famose come attore, noi eravamo, invece, amici del figlio minore, che poi morì giovanissimo, purtroppo.

Conoscevamo anche la famiglia Cipolla, il cui figlio maggiore suonava il violino, mentre il fratello minore era un pugile dilettante, ma con una perfetta impostazione pugilistica.

Si allenava con me in palestra o nella sua cantina, dove per la prima volta gli vidi fare un esercizio molto spettacolare, anche se non propriamente di pugilato: prendeva una rincorsa di circa 3 metri e poi quando arrivava vicino al muro faceva una capovolta all’indietro, appoggiando i piedi al muro e ricadeva in piedi sul pavimento.