L’ Albero

QUARANTESIMA

BERTO E L’ALBERO

Berto abile pilota carro, ogni tanto doveva, oltre alle varie dimostrazioni,presentare il carro, cioè spiegare il suo funzionamento a diversi ufficiali e sottufficiali delle varie armi; per far ciò, caricava sul carro una decina di militari e si avviava a fare un determinato percorso.

Ad un certo punto il Berto vide davanti a sé sulla strada un alberello e puntò deciso su di esso; gli allievi, visto che non aveva ancora cominciato a deviare, lo guardarono credendo che all’ultimo momento lo avrebbe schivato, ma non fu così, e travolse l’albero, cosicché il carro e gli allievi si riempirono di ghiande!.

BERTO NON ERA IL SOLO A DARE I NUMERI

Era domenica mattina, eravamo stesi in branda, liberi da impegni e qualcuno era tornato a dormire.

Ad un tratto, il sergente gettò in camerata, attraverso una finestra aperta, una bomba lacrimogena; io, che ero vestito, uscii dalla porta e, vedendo i miei commilitoni, in mutande, che annaspavano tra il fumo e ne uscivano malconci,pensai: “Esagerati!” e dissi tra me: “Voglio attraversare la cortina fumogena trattenendo il respiro”, così, correndo attraversai la lunga camerata per uscire sul retro, dalla porta dei gabinetti.

Non l’avessi mai fatto! Non avevo calcolato che il gas penetrava negli occhi,così a momenti cadevo svenuto. Ma, per fortuna, riuscii a raggiungere l’uscita, pensando: ” Ma come sono furbo io!”.