La Guardia

QUARANTUNESIMA

BURBA MALEDETTA

Ero di servizio come capoposto, poiché ero stato promosso Caporale, e cercavo di svolgere il mio dovere con precisione.

Trascorsi tutta la notte sveglio a sorvegliare con scrupolo la polveriera, il parco mezzi e tutto il complesso di abitazioni e casermette, poiché erano tempi pericolosi e c’era poco da scherzare; di sentinella, in garitta, c’era una recluta appena arrivata e al mattino presto gli dissi: “Guarda che tra un po’ passa il Comandante del Battaglione e bisogna schierare la guardia, come di consuetudine, perciò appena vedi il Colonnello, grida forte: Guardia!”, poi aggiunsi: “Io vado un attimo a lavarmi la faccia, mi raccomando!”.

Tornai, poco dopo, e vidi la garitta vuota con il fucile abbandonato in un angolo.

Il Colonnello e l’Ufficiale di guardia, mi aspettavano furiosi, poiché il Colonnello era passato di proposito, per ben due volte, e la Guardia non era stata schierata; nel frattempo, vedemmo la recluta arrivare dallo spaccio, con un bombolone caldo in bocca e, come se nulla fosse accaduto, riprese il suo fucile e si rimise in garitta.

Il Colonnello disse all’Ufficiale: “Dia tre giorni di rigore al Caporale”; ma per fortuna, l’Ufficiale tramutò la punizione in tre giorni di sospensione.

Per quanto riguarda la recluta, sorvolarono sull’accaduto, non fu nemmeno punita, poiché l’abbandono del posto di guardia e del fucile è un fatto troppo grave e la pena sarebbe stata veramente drastica.

Più tardi, mi rivolsi alla “Burba” e gli dissi che se per colpa sua avrei dovuto scontare tre giorni in più ferma, l’avrei strozzato.