La Bomba 1941

SESTA

LA BOMBA, 1941

Trovai una bomba inesplosa, la portai a casa e la misi sotto il rubinetto dell’acqua, per poi svuotarla e recuperare la polvere e il metallo da vendere.

Mi o padre, però, mi ordinò di portarla via subito, così, anche se a malincuore, la consegnai ad un vigile in piazza San Babila, il quale chiamò un artigliere che stava passando di là e gli disse d portarla alla caserma più vicina.

Probabilmente il militare era in libera uscita, visto che prendendo l’ordigno fece una smorfia e si allontanò felice e contento.

A quei tempi, si cercava di recuperare i metalli, come l’ottone, il piombo e il rame per poi rivenderli.

Noi ragazzi ci aggiravamo nei caseggiati bombardati in cerca dei metalli, appunto, e visto il mio acume nelle vesti di ricercatore, anche gli adulti mi seguivano e copiavano che facevo, come se fosse di moda.

Ad esempio, come prima cosa, si scavava alla ricerca delle siringhe che avevano all’estremità gli stantuffi di ottone, poi si proseguiva coi caloriferi rotti e i tubi di piombo, alla fine ci mettemmo a staccare le piastrelle.

Un giorno, il mio amico Ugo ed io, ci trovammo su di un tetto dove un tizio, forestiero, aveva staccato delle putrelle di terra; noi lo mandammo via perché quella era la nostra zona e, intanto che rientravamo, sentimmo che il tetto sotto di noi stava crollando a causa delle putrelle che il forestiero aveva staccato; così ci mettemmo a correre, mentre tutto il tetto stava cedendo sotto di noi e ci mettemmo in salvo, veloci ed agili come i gatti.

Ugo era il più spericolato di tutti, a volte correva su dei muri alti 20 metri, larghi un mattone appena, io avevo paura per lui ma, per fortuna, andò sempre bene sia a lui che a me.