In Gita

VENTIQUATTRESIMA

BERTO IN GITA

Durante una gita in bicicletta, fui lasciato solo, con il palmer bucato e senza una lira, dall’ultimo della comitiva, una carogna abitante in via DURINI.

Ero sfinito, poiché ogni 5 minuti dovevo gonfiare il copertone della bici, che si era bucato.

Mi aggrappai ad un camion, per farmi trainare un po’, dopo qualche chilometro, però, il palmer si arrotolò alla ruota posteriore e ruzzolai a terra per diversi metri.

Rimasi aggrovigliato alla bici, in mezzo alla strada, dolorante, sanguinante e attorcigliato; non riuscivo a rialzarmi per il dolore.

Dopo un po’ passò un uomo in bicicletta, quando mi vide mi disse: “Guarda, io non posso fermarmi, ma tra poco passerà mio nipote, fatti aiutare da lui” e così feci.

Appena arrivò il secondo ciclista, gli dissi: “Guarda che tuo zio mi ha detto di rivolgermi a te”, per fortuna erano in due, così uno caricò me sulla sua bici e l’altro prese il mezzo in spalla; mi portarono a casa loro, dove la madre mi medicò, mi diede da mangiare e dei soldi per tornare a casa in treno.

I gentili componenti di questa famiglia, che ringrazio ancora, erano dei prestinai; il giorno successivo, tornai per riprendere la bici e volevo restituire i soldi, ma loro rifiutarono.

Ero tornato a prendere la bici perché il mio amico Mario mi aveva invitato da lui, a PIETRALBA, dove, mi disse: “Là ti curerai le sbucciature”

Non ricordo più qual è il paese dove mi soccorsero, forse sulla Varesina.