Fock e Fiamme

QUINTA

FOCK E FIAMME

Milano brucia

Berto e famiglia sotto i bombardamenti

Pensate che in quel periodo avevamo libero accesso ai vari rifugi e cosi potevamo scegliere sotto quale palazzo avremmo potuto morire!

Noi ragazzi nel rifugio giocavamo,mentre sopra di noi piovevano bombe.

Chi era preoccupato era mio padre,ogni tanto usciva dal rifugio per controllare e quando ridiscendeva, diceva sempre la stessa frase, che ripeteva sempre due volte: fock e fiamme.

Una volta, risalendo in casa dopo il cessato allarme, mentre mi stavo rimettendo a letto, mi accorsi che al posto dei soliti mutandoni di lana, si usavano poiché non cerano i riscaldamenti avevo infilato le gambe in una maglia di lana e non so come avevo fatto insonnolito com’ero, a camminare nel rifugio con la maglia al posto delle mutande!

Un’altra volta, dopo un bombardamento, mio padre ed io andammo a vedere gli effetti delle incursioni aeree in corso Monforte, giunti in piazza Tricolore,una signora ci disse che poiché il suo appartamento stava per essere raggiunto dalle fiamme, ci avrebbe pagato bene se le portavamo i mobili giù in strada,ma mio padre rifiuto dicendo: “Mi dispiace ma è troppo pericoloso”.

Ma poco più avanti, vedemmo un salumiere che stava buttando fuori dal suo negozio molti prosciutti e salami e a lui mio padre, invece, chiese se occorresse un mano, gli disse addirittura che eravamo disposti a fare la respirazione artificiale ai prosciutti, pur di salvarli visto che erano in pericolo, ma lui ci rispose che li avrebbe salvati tutti da solo.

Spero che gli sia venuto il verme solitario!.