Caravaggio

Prima (Bertata)

BERTO A CARAVAGGIO

Nel 1935 avevo 3 anni, vivevo a CARAVAGGIO e mi ricordo che i miei fratelli ed io, buttavamo del pane raffermo, duro come pietre, in un canale che costeggiava un cappellificio, allo scopo di farlo ammorbidire per poi recuperarlo più a valle, appostati sopra ad un ponticello.

Pensate un po’ al sapore che aveva quel pane immerso nel canale ove il cappellificio sicuramente scaricava i residui delle tinture.

Proverò ad elencarvi le qualità di quel pane: molle, flaccido, al gusto di tintura di iodio; ma, nonostante ciò, ci riempiva lo stomaco.

Il cappellificio si trovava di fronte al cortile dello stabile dove abitavamo, il quale veniva chiamato “Manicomio” o “Casa Argentina”.

Io, però, nacqui in un luogo più nobile e, precisamente, in via Valle, che è la prima via a sinistra sulla strada che porta al Santuario, al nono fabbricato, chiamato allora “CASINET”.

Davanti alla casa c’è ancora una chiusa in ferro per il fosso.

Mi ricordo che allora mio padre era soprannominato “EL FIOL DEL BICERI” perché mio nonno beveva esclusivamente in certi bicchierini, presumibilmente liquori; dunque, io sono “EL FIOL DEL FIOL DEL BICERI” (quale onore!).

Se dovessi inventare uno stemma di famiglia, metterei quattro bicchierini ai lati con al centro della polenta, in ricordo di mio nonno “EL BICERI” che, pare, sia morto a causa di una fetta di polente fredda.

Nel 1937 ci trasferimmo a Milano, grazie al fatto che mio padre aveva guadagnato qualche soldo andando in Africa a scavare trincee e costruire strade.

Andammo ad abitare in via BORGOGNA al n.2, con l’aiuto di mio zio Doro, che già abitava nella grande metropoli.

Io mi trasferii qualche giorno prima degli altri e andai a stare con mio zio, il quale era ospite, in via Verziere, presso una sua amica.

Ricordo che quando arrivarono i miei da CARAVAGGIO, avevano paura ad attraversare la strada e, perciò, li aiutai io, che allora avevo cinque anni, visto che ero già pratico!