Le prove generali della fine del mondo sono riuscite egregiamente. Non è mancato che un piccolo particolare: la fine del mondo. Ma il pubblico non è troppo esigente e non ha protestato.   La grande filosofia della vita sta appunto in questo: non bisogna mai chiedere troppe cose a nessuno, neppure alle comete con la coda lunga, perché altrimenti c'è il pericolo di vedere una cometa che arriva con tanto di nome di nuclei e di cianogeno e che si trova poi costretta a servire di richiamo per una cena al ristorante o per un numero di cinematografo. Una cosa umiliante. Siamo giusti. E' proprio il caso che la cometa se ne vada via, mogia mogia, con la coda fra i perieli". Così Arnaldo Frac-
caroli, in un articolo intitolato " Come non finì il mondo ", sul « Corriere della Sera » commentava il mancato impatto della cometa di Halley contro la Terra. Ma la paura non era mancata.
Il temuto arrivo della stella con la coda, comparsa per la prima volta nella storia davanti agli occhi attoniti degli uomini nel 467 avanti Cristo e riapparsa altre ventinove volte, aveva gettato il panico tra le popolazioni di tutto il mondo. Si era tornati al disperato incubo collettivo dell'anno Mille.
Mai così elevata era stata l'affluenza ai confessionali. C'erano state conferenze di dotti astronomi, smentite, inchieste sui giornali. A Chicago un quotidiano locale ave-
va domandato ai suoi lettori che cosa avrebbero fatto nel caso si fosse verificato l'urto. Le risposte erano state tra il divertito e il tragico. Una notissima attrice aveva risposto che sarebbe morta volentieri recitando. Un giovane sposo aveva scritto: " Sarei felice di essere travolto con mia moglie in questa grande rovina, purché la coda della cometa risparmiasse generosamente mia suocera. Condurla con noi anche nell'eternità? Ah giammai ".
La sera del 18 maggio 1910, scettici e creduloni, terrorizzati e irriverenti affollano le strade di tutte le città col naso in aria e fiutano l'atmosfera per paura del cianogeno, il gas che avrebbe dovuto asfissiare tutti i mortali come pulcini. Ma la co-

Durante il suo numero in un caffè-concerto di Alessandria, la bella Mirka, incantatrice di serpenti siberiana (siberiana probabilmente come 'a francesa della canzone napoletana) viene morsicata ad un braccio da un pitone al quale ha offerto un porcellino d'India per divertire il pubblico. Accorre prontamente l'impresario del locale che riesce ad aprire la bocca del serpente e liberare l'arto sanguinante della domatrice tra lo spavento degli spettatori. " La ferita — dice la didascalia originale — viene subito curata e cauterizzata e lo spettacolo continua con esercizi vari e figurazioni plastiche ". 

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