Borotalco

TRENTADUESIMA

BERTO PILOTA E IL BOROTALCO

Dopo una dimostrazione con lo squadrone-carri, rientrammo al campo, dove l’abilità del pilota si dimostrava nel fermare il carro, schierandolo in perfetto allineamento con gli carri.

Berto era l’ultimo e, davanti ai vari comandanti, fece una manovra a forte andatura, fermando il carro perfettamente allineato; stava già gongolando per la perfetta manovra, pensando: “Ora potrebbero darmi una medaglia alla bravura”, ma non aveva fatto i conti col borotalco, cioè circa 30 centimetri di polvere che avevano prodotto i carri passando di continuo sul terreno asciutto.

In breve, tutto il campo fu avvolto da una nube di polvere, che fece trattenere il respiro a tutti e li lasciò muti per un po’; in quei momenti Berto pensò: “Forse non me la danno, la medaglia!”.

Appena si terse l’aria, si sentì l’urlo del comandante del battaglione, un po’ strozzato dalla polvere: “Tre giorni di sospensione a quel pilota!”. E Berto ci rimase male, pensando all’ingratitudine della gente.

Altri 3 giorni di sospensione li prese il giorno dopo, quando all’ora di pranzo si avvicinò con la gavetta al pentolone della pastasciutta e disse al militare di turno: “Dammene poca”, vedendo i blocchi di pasta tutti incollati; per tutta risposta, il deficiente gli riempì la gavetta fino a farla traboccare, così ne rovesciò un po’ di nuovo nella pentola.

L’ufficiale di giornata presente, lo punì per questo, poiché, secondo lui, aveva commesso un delitto contro l’igiene.

Queste perché non ha guardato prima nel pentolone, quando l’acqua stava bollendo e hanno dovuto schiumarla per togliere tutti gli insetti che vi erano caduti dentro: c’erano mosche, farfalle, e persino una cavalletta!

Alla faccia dell’igiene!!!